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Chiara di Berardo / Kurichan Cosplay

Chiara di Berardo / Kurichan Cosplay
Scheda cosplayer

Nome: Kurichan
Nazionalità: Italiana
Cosplayer dal: 2012

Vai alla pagina Facebook di Kurichan

Kurichan è il nome d’arte di Chiara Di Berardo, una cosplayer di Roma che, appena ventenne, sta vivendo un anno particolarmente importante. Già conosciuta all’interno della community italiana, e apprezzata per l’accuratezza dei suoi costumi, Kurichan si è finalmente imposta anche nelle gare cosplay, esperienza culminata con il raggiungimento del secondo posto nella categoria Solo alle selezioni ECG di Lucca, piazzandosi subito dietro Nadia Baiardi \ Nadia SK, bravissima cosplayer di fama internazionale e veterana delle competizioni.

Sempre a Lucca è stata promoter di una casa editrice indipendente, Tenaga Comics (di cui abbiamo appena intervistato l’autrice).

Oltre a questo, e soprattutto, quello che si apprezza di Kurichan è la sua voglia di migliorare e migliorarsi, la sua positività e la disponibilità. Non è un caso che a Lucca ci fossero tante persone a fare il tifo per lei.


Devo farti la domanda di rito: quando hai cominciato e perché?


Ormai posso usare il termine “lontano” nel parlare del 2012. Tutto è nato in un campus di cui avevo vinto la frequentazione tramite concorso, dove una ragazza mi parlò del cosplay e dei suoi impegni al Lucca Comics con Chii da Chobits. Di contro io ho iniziato al Romics, essendo di Roma, con il personaggio di un anime che amo uscito proprio quell’anno: Puella Magi Madoka Magica.


Qual è il significato del nome Kurichan?


È nato durante la ricerca del mio nome d’arte. Volevo un nome fresco, semplice da ricordare, immediato, e con reminiscenze nipponiche. Una mia cara amica propose Kurichan, e allora eccomi qua.


È stato un anno ricco di soddisfazioni.


Direi proprio di sì! A parte quelle strettamente connesse alla vita universitaria, penso che con la vittoria ad una fiera a Vienna e quella al Lucca Comics, più le varie esperienze lavorative legate al cosplay, direi proprio di potermi ritenere soddisfatta.


La tua esibizione a Lucca è stata magnifica e hai portato sul palco una compagna ‘speciale’. Quanto tempo di lavorazione ha richiesto e quali sono state le sfide più difficili da superare?


Parlare di Simone (Opera Boss di NieR: Automata) ora che è finita mi risulta molto più facile di quando pensavo di iniziarla. Ha richiesto due mesi esatti di lavoro: dalla realizzazione della meccanica alla parte armatura/decorativa. Penso che la sfida più ardua sia stata la gestione del peso dell’oggetto, da che parte iniziare e la decorazione generale.

Il primo perché, pur avendo i pistoni, la vera protagonista era la pressione e quanto i pistoni potessero supportare per alzare Simone con facilità. Riguardo il “da che parte iniziare” avevo un manichino in metallo, non un corpo umano, con delle proporzioni da rispettare: avevo dei buchi da riempire, un seno da mascherare ma alla fine, dopo aver realizzato tre corpetti di conseguenti 5 cartamodelli, sono riuscita a trovare il punto 0, e da lì è stato immensamente più semplice raggiungere il punto 1. Poi la decorazione, la parte difficile perché perfezioni tutto nell’ultimo tocco e non ti sembra mai finita. Senti la stanchezza del lavoro e arrivare all’ultimo passo è ancora più arduo perché non ti puoi fermare, non ti devi arrendere, e devi farlo bene quanto gli altri, non di fretta, altrimenti rovini tutto.


C’erano tanti amici a fare il tifo per te, parteciperai anche il prossimo anno?


Non lo so. Forse mi prendo “l’anno sabbatico” per far fare un bel giro d’Italia (e chissà, anche all’estero) dell’accoppiata Simone-2B: per i prossimi progetti c’è tempo e mi ci dedicherò con la giusta calma!


I tuoi costumi sono sempre accuratissimi. Come hai fatto a raggiungere questo livello?


Sbagliando, probabilmente. Ancora oggi devo rifare almeno due volte una parte del costume per esserne soddisfatta: la tutina di Ladybug, la maglietta di Will, la gonna di 2B, le ali di Homucifer e … beh, tutta Simone (con lei non ero mai contenta al primo colpo). È una cosa ovvia e il detto “sbagliando si impara” calza a pennello. Ho scoperto con il tempo, per quanto sembri ovvio, che senza sbagliare non si cresce, quindi non si impara e non ci si migliora, è un circolo vizioso. Senza il tempo, la dedizione e gli errori non cresciamo: si inizia sempre da fermi prima della maratona.


Qual è il costume che hai amato di più?


Domanda difficile anzi, impossibile: vorrei appellarmi al diritto di non rispondere senza la presenza del mio avvocato! Scherzi a parte amo tutti i personaggi che ho portato, perché ogni cosplay realizzato ha una parte di me, dalla più semplice versione di Corvina casual alla più complessa 2B. Di solito, quando non tengo tanto a un personaggio, sono propensa a comprarne il cosplay, e ne vesto i panni soprattutto per stare con gli amici.


Quello che ha richiesto il maggior tempo di lavorazione?


Altra domanda difficile, ma credo che la risposta sia la gonna di 2B. Non si tratta di un costume, ma di una parte di esso. In media i più lunghi da realizzare sono, ovviamente, i cosplay da gara: si cura tutto, anche il minimo dettaglio per avere così l’effetto desiderato (ancora ricordo le piume di Homucifer cucite a mano una per una su uno sbieco e poi applicato sulla struttura della gonna). La gonna di 2B ha richiesto 2 mesi solo lei. Per la struttura, il cartamodello, il ricamo e la parte interna… Non una passeggiata, se si considera che è “solo” una gonna.


E quello che oggi faresti in modo diverso?


Probabilmente il primo: Miku Dark Woods circus. Ci sono ancora molto legata, ma userei tecniche nuove, un approccio e materiali differenti, conosciuti lungo questo percorso di ormai quasi 5 anni.


Dai tuoi lavori capisco che preferisci i costumi sartoriali. Ti vedremo mai in armatura?


Vorrei dire sì, ma mentirei. Non mi piacciono addosso e raramente sono attratta da personaggi in armatura quindi, ora come ora e scorrendo i miei next, non ho programmi del tipo.


A Lucca, un’autrice indipendente, Valeria “Tenaga” Romanazzi, ti ha scelta per promuovere il suo fumetto Hunters J. Ci racconti come é nata questa collaborazione?


Per caso. Mi ha contattata un giorno e io: «Sì, prendimi tutta!». Non l’ho mai detto in giro, ma uno dei miei sogni più grandi era lavorare come figurante per un fumetto italiano. Lavorare significa essere pagati, e Tenaga è stata il miglior datore di lavoro che potessi desiderare. Si è affidata a me ciecamente, credendo nella mia professionalità, fidandosi delle mie scelte: avrei reso vero il suo personaggio, gli avrei dato una personalità.

Questo concetto che sto per esprimere esula un pochino dalla domanda, ma credo che dare libertà espressiva, e quindi fiducia, a un’artista faccia nascere i lavori migliori. E Tenaga mi ha dato questo: libertà, senza alcun limite. Sono riuscita a stupirla.


Cosa ti piace di Jessie, il tuo personaggio?


Il fatto che “spacca”. Io e lei siamo simili, ignoranti alla stessa maniera: vestire i suoi panni ha fatto uscire quella parte di me che non ha limite, che si comporta come vuole e fa quello che il cuore le dice, e poter rispondere male con la scusa che ero nel personaggio è stato tremendamente divertente!

Jessie da Hunters J. Foto AG Photography


Quali sono i tuoi fumetti preferiti?


Sono domande che non si fanno, perché inizia la lista infinita che nessuno vorrebbe mai leggere, ma azzardiamo una risposta striminzita… Per i manga, SakuragariMarch Story e Somnia (editati da Planet Manga). Per il fumetto italiano WITCH (Panini comics), per quello americano Superior Iron Man –amo il lavoro di Laura Braga in alcune tavole- Spider Gwen e Gwenpool (tutto Marvel), mentre per l’italiano indipendente qualsiasi cosa! Ogni anno escono opere sempre migliori e chiedermi di scegliere è crudele, sono belli tutti, non so come fanno.


Ho davvero apprezzato la nostra sessione fotografica per Jessie. Qual è il tuo rapporto con la fotografia?


Strano (posso usare questo termine?). Per una buona foto credo sia necessario, più che sintonia fra fotografo e modella, la sincerità e la voglia. La sincerità perché non deve esserci timore nel dire alla modella “guarda che sei brutta da questa prospettiva, mettiti così”, anzi, al fine di un buon lavoro deve esserci assoluta schiettezza. Io lavoro bene con mia sorella –che non è fotografa ma la costringo–, perché mi dice che con una certa espressione “faccio schifo”. La voglia poi è vitale: se modella o fotografo non vogliono scattare o posare è la fine: non verranno mai belle foto. È statistico, l’ho provato sulla mia pelle.

Due consigli che posso dare ai cosplayer che non sono mai soddisfatti delle loro foto. Primo: guardatevi allo specchio, posate, provate le espressioni, fatevi selfie prima di fare un set. Tutto ciò aiuta a capire come volete vedervi nei panni di quel personaggio. Secondo consiglio: scattate con tutti, provate tutti gli stili, esplorate, scegliete, ma trovate dei fotografi di fiducia, perché a volte serve anche una buona sintonia per essere contenti di quello che uscirà.


C’è una foto a cui sei particolarmente legata?


Una per ogni personaggio con cui ho scattato. Sono difficile, perché non ho qualcosa che amo di più o meno, perché ogni lavoro è diverso, come lo è ciascun personaggio, e se tutto fosse uguale perderebbe di senso la foto stessa. D’altronde si tratta di cosplay, e il cosplay è anche interpretare il personaggio. Penso però che un set che mi ha dato tante soddisfazioni sia quello di Spider Gwen, grazie alle foto scattate con DizzyMonogatari.

Spider Gwen Foto di Dizzy Monogatari


Quali sono i tuoi interessi oltre al cosplay?


Amo disegnare e scrivere, e sto studiando comunicazione digitale, indirizzo videogiochi, alla Vigamus.


Quanto conta l’aspetto fisico per essere una cosplayer di successo?


Per quanto il politically correct mi imponga di dissentire, purtroppo è fondamentale. Il cosplay è comunque un “lavoro” d’immagine, e se l’immagine non rispetta quella che è la figura che lo spettatore si aspetta, difficilmente sarà un successo. Ma dipende anche molto da come si fanno le cose. Se si ha un costume orribile e dissimile al personaggio e siamo belli, di certo non faremo bella figura. Resta il fatto che poi ognuno è libero di fare quel che vuole come meglio vuole: nessuno è in diritto di giudicare i modi di fare di una persona che riguardano la sua immagine, non è di certo una gara.


I prossimi progetti a cui stai lavorando?


Per ora Madoka Kaname, Sice da Final Fantasy Type 0 e Alice da Alice Madness Return. Sono tutti cosplay che ho acquistato per i quali farò accessori, la cosa in cui sono più negata e per questo li considero a tutti gli effetti dei progetti! Delle mie creazioni invece rivelerò solo Corvina dai Teen Titans, per il resto lo scoprirete seguendomi.


Cosa cancelleresti dalla community dei cosplayer?


Fondamentalmente nulla, per il semplice fatto che siamo individui formati e distinti dalle diversità di pensiero e d’esperienza. Sarebbe come dire: vorrei cancellare i cosplayer dalla community cosplay! Anche se a volte non nascondo di averlo pensato, non credo abbia molto senso se si vuole lasciare intatto il termine di community. Però, se potessi elimininare davvero qualcosa, penso che punterei sull’invidia e la presunzione, cosa di cui spesso si tende a peccare (io per prima).


Hai un consiglio per chi vuole iniziare a fare cosplay?


Bisogna darsi da fare. Qualunque passione o hobby richiede di essere nutrito come un fiore. Se il fiore si lascia appassire, questo morirà, mentre se si cura germoglierà. Ma si parla di un fiore molto delicato e che per fiorire richiede tempo e dedizione. Se si parte con l’idea di avere tutto e subito, è il peggior modo di iniziare.

 

About The Author

Foto del profilo di Andrea

Insieme alla stessa persona che mi ha introdotto nel mondo del cosplay ho intrapreso l'avventura di Cosplay Hub, con l'obiettivo di raccogliere contenuti utili e interessanti per la comunità dei cosplayer. Nel tempo libero mi dedico alla fotografia.

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