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Wonder Woman – recensione

Wonder Woman – recensioneScore 72% Score 72%

Come sempre più spesso nella storia recente fatta di recensioni (o, meglio, di stroncature) da parte di chiunque abbia a disposizione una tastiera e un collegamento Internet, già in molti si stanno avventando su Wonder Woman facendolo a pezzi chi da una parte, chi da un’altra, e forse vi starete chiedendo da che parte si schiera Cosplay Hub: come funziona il primo cinecomics tutto al femminile della “fazione” DC comics?
La risposta, se andate di fretta, è: bene, ma non benissimo.
Se avete qualche minuto in più, eccovi anche i perché e i percome.

Gal Gadot, una Wonder Woman per il Terzo Millennio

Iniziamo proprio da lei, la bella Gal Gadot, che – come ci aveva fatto ben sperare nei dieci minuti a lei riservati in Batman vs Superman lo scorso anno –ha la faccia e la presenza giusta per sostenere il peso di un intero film (due ore e venti minuti ben più fluidi e accessibili del film di Snyder. E, sì, non avrà lo spessore di altre dive hollywoodiane, ma parliamoci chiaro: a chi interessa? E forse che Lynda Carter, comunque passata alla storia, lo aveva?
Il problema, semmai, è come ci viene proposto il suo personaggio: una donna, non propriamente umana ma nemmeno un’aliena, in bilico tra ascendenza divina e ingenuità protofemminista, che non riesce mai ad essere epica quanto – forse – la sua aura imporrebbe.
Tranne, probabilmente, le brevissime sequenze in apertura e in chiusura al di fuori del lunghissimo flashback che costituisce – di fatto – il film vero e proprio, dove intravediamo una donna che ha raggiunto, nella sua permanenza nel mondo degli uomini, una consapevolezza e un fascino che la fanno sembrare una specie di sorella maggiore più saggia di Batman e Superman, apparentemente tuttora incapaci di affrancarsi dai loro rispettivi traumi.
Alla Gadot è stato affiancato Chris Pine – forse per scongiurare il pericolo di allontanare il tradizionale pubblico maschile dei cinecomics – che è gestito in modo da non oscurarla: è, tutto sommato, in parte e, anche se normalmente il ruolo non gli è congeniale, riesce ad essere una buona spalla e, in più di un caso, ad azionare alcuni degli snodi cardine del film. E, ad ogni modo, il fanservice femminile sarà pienamente servito in una delle sequenze iniziali.

Gal Gadot, israeliana classe 1985, prima di Wonder Woman era nota per il ruolo di Gisele Harabo nella saga di Fast and Furious.

Il punto debole: la storia

Ma la storia, com’è?
Un mezzo pasticcio, in effetti.
Dopo un lungo prologo (fortunatamente, meno lungo di quello che abbiamo dovuto sorbirci sulle origini di Kal-El) che fa impiego di soluzioni visive a tratti suggestive e a tratti mediocri, siamo catapultati in una strana versione della Prima Guerra Mondiale, con dei tedeschi cattivi che sembrano una versione povera dei nazisti e con villains mai all’altezza (in particolare Ares, ma su di lui ci torniamo più tardi), che fanno cose un po’ prevedibili e un po’ sciocche, fino all’inevitabile scontro finale dall’esito scontato.
Il bello è che non ci si fa neanche troppo caso perché si investe parecchio sulla ricostruzione degli ambienti e del periodo storico, immergendoci in una sorta di ucronia (dal vago sapore di Animali Fantastici e Dove Trovarli) in cui si muovono personaggi pittoreschi come uno scozzese, un turco e un nativo americano, e che recitano battute che, quelle sì, potevano e dovevano essere scritte meglio.

Dialoghi a parte, la regia è sufficientemente solida, anche se priva di guizzi: le scene d’azione sono dirette bene anche se senza strafare (una molto, molto ben fotografata), ma Patty Jenkins dimostra, più di qualsiasi altra cosa, di saper gestire bene un ingrediente cruciale in questo tipo di film come l’umorismo: né troppo, come nella maggior parte dei cinecomics Marvel, né troppo poco, come in quelli targati DC – almeno prima di Suicide Squad, dove pare essersi trovato – faticosamente – l’equilibrio che serviva per intrattenere, divertire e appassionare tutto un certo tipo di pubblico. Che poi è quello che sta facendo i grossi numeri al botteghino da vari anni a questa parte, e che solo di recente DC sta iniziando a fidelizzare, dopo false partenze (Green Lantern) e avvii stentati (Man of Steel).

Ares

David Thewlis è un discorso a parte.
Il suo personaggio è più una macchietta che altro, e manca completamente della presenza scenica che gli servirebbe per interpretare Ares. Lo dico chiaro e tondo: tra i vari comprimari della Gadot, è il vero punto debole del cast e nel confronto finale non si fa ricordare nemmeno per mezzo secondo.
Una curiosità: per la sua iconografia, molto probabilmente si sono ispirati a QUESTO dipinto, realizzato da Diego Velázquez nel 1640 e oggi al Museo del Prado.

Azione? In Wonder Woman non manca, e anche ben coreografata.

Tutto il resto

Gli effetti speciali sono buoni, anche se non eccelsi: i modelli 3D, le esplosioni, i fondali, il compositing, fanno perdonare i buchi di sceneggiatura e l’effetto complessivo è più che decoroso, anche se l’unica sequenza memorabile si trova nel mezzo del film e non nel finale (a proposito: non avrà forse alcuna scena post-crediti, ma restate a guardare i titoli di coda, meritano davvero).

A margine, ma neanche tanto, va detto che sul costume di Wonder Woman è stato portato avanti il bel lavoro già intravisto in Batman vs Superman: a parte le sequenze in cui la Gadot non è sostituita dalla sua controfigura digitale, riesce a mantenere una certa aurea mitica e simbolica (quella che ricopre nel fumetto) anche se alcuni dettagli (qualcuno ha detto lazo?) finiscono per avere un aspetto più comico che altro. Belli invece la spada e lo scudo, anche se questo viene introdotto un po’ frettolosamente .

In conclusione, Wonder Woman è un film riuscito, non personale e visionario come la maggior parte delle cose – seppur imperfette – di Snyder ma nemmeno il disastro che i recensori e l’esercito di critici dell’ultimora di cui parlavo in apertura vorrebbero farci credere.
Di certo, la figlia della regina delle Amazzoni avrebbe meritato probabilmente un tocco epico in più… ma in mancanza di colpe più grosse (sì, alcune cose dello script funzionano davvero poco) sarebbe disonesto bollarlo come un fallimento.
Per me, insomma, è un sì.

La nostra pagella

72%

Godibile Gal Gadot ha il physique du rôle e abbastanza fascino da convincerci a seguirla per un intero film, non esente da difetti ma del tutto godibile...

Costumi
81%
Storia
60%
Effetti speciali
75%

About The Author

Foto del profilo di Luca Morandi

Luca Morandi è un designer e ha lavorato per anni nel mondo della pubblicità e dei grandi eventi. Nel 2007 si è avvicinato al cosplay, da subito in maniera professionale, ed è intervenuto a tutte le più importanti fiere italiane ottenendo riconoscimenti di pubblico e nei contest.

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