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Doctor Strange – recensione

Doctor Strange – recensioneScore 83% Score 83%

Doctor Strange, secondo film della Fase Tre dopo Captain America: Civil War, percorre nuove soluzioni visive e centra alla grande il bersaglio.

La pellicola parte bene, si prende il tempo per sviluppare la genesi dello Stregone Supremo e costruisce in maniera decente il personaggio di Stephen Strange (rispetto alcuni personaggi un po’ monocorde che i Marvel Studios, in passato, ci hanno spacciato). Il secondo atto rientra di più in binari del prevedibile, pur riuscendo a mantenere un discreto ritmo e – soprattutto – un equilibrio praticamente perfetto tra ambientazioni e tematiche “mistiche” (per la valenza che questo termine possa avere in un film di supereroi) e commedia, componente, quest’ultima, irrinunciabile nel Marvel Cinematic Universe (potrà non piacere a taluni, ma è una scelta che paga, almeno a guardare i soli numeri).

Poi, certo, non tutto gira alla perfezione: troppo rapida la crescita dei poteri di Strange, meccanicistiche le svolte della trama, banali i colpi di scena, poco evocativi i cattivi (va detto, però, che lo scontro finale non è risolto con la solita dimostrazione di forza, ma in modo un pelo più originale, anche se poco spettacolare).

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Vi ricordate gli incredibili effetti visivi di “Inception”? Bene, moltiplicateli per dieci e avrete un’idea di quello che vi aspetta in “Doctor Strange”.

Doctor Strange: un film riuscito a metà?

Per nulla. Sì perché se è vero che il film ha un script tipico degli startup movie Marvel (cioè quelli che introducono per la prima volta un nuovo personaggio) e uno svolgimento tutto sommato “convenzionale”, è anche vero che ha almeno due grandiosi punti di forza, sui quali può tenersi in piedi da solo:

1) Gli effetti speciali
Le tematiche del film (la magia e le dimensioni mistiche) sono quanto di più adatto a mostrare sullo schermo ogni sorta di effetto digitale immaginabile senza starsi a preoccupare troppo della loro coerenza in un mondo “reale”: guardando Strange e compagni compiere ogni sorta di incantesimi, stravolgimenti del piano materico e distorsioni visive (magnifiche quelle operate sulle architetture, anche se figlie di Inception) viene lo sconforto nel pensare che un fumetto, non importa da chi sia disegnato o come viene colorato, potrà mai più competere con la capacità di mettere in scena l’immaginifico che hanno ormai raggiunto i film.

Peccato solo che in qualche sequenza si vada a risparmio e in un paio decisamente di riciclo, ma nel complesso non ci si può davvero lamentare.

Doctor Strange set

Benedict Cumberbatch (Doctor Strange) sul set. Photo Credit: Jay Maidment ©2016 Marvel. All Rights Reserved.

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2) Benedict Cumberbatch
Superlativo. Si carica sulle spalle il peso del film e se lo porta vittorioso fino a casa.
Un attore dal carisma infinito che incarna perfettamente, sia nel fisico che nello spirito ambiguo uno dei supereroi più elitari (e dicotomici) dell’universo Marvel.
Poi, sì, certo… a supportarlo c’è un cast di primissima scelta (Tilda Swinton e Mads Mikkelsen su tutti), ma senza di lui tutto apparirebbe posticcio, stucchevole e, a tratti, involontariamente ridicolo.
La scelta di casting migliore mai operata dai Marvel Studios dai tempi di Iron Man e di Robert Downey Junior.

Una menzione d’onore va anche ai costumi: siamo certi che la tunica di Strange e la sua cappa (quasi un personaggio a parte, grazie alla CGI) ispireranno parecchi nuovi cosplayer, se riusciranno a non perdersi nei numerosissimi dettagli di tessuto, trame, lavorazioni e accessori.

Doctor Strange Tilda Swinton

Tilda Swinton nei panni dell’Antico. Photo Credit: Film Frame. ©2016 Marvel. All Rights Reserved.

In definitiva, Doctor Strange è sì il “solito” blockbuster, ma indimenticabile sotto il punto di vista visivo: spinge la ricerca estetica non solo della Marvel ma di un genere tutto in direzioni del tutto nuove (forse eccettuato il vecchio Spawn del 1998) ma senza mai perdere nessuna delle cifre distintive a cui la Casa delle Idee ha abituato il suo pubblico… prima tra tutte, il continuo ricorso ad uno humour atto a smorzare le pieghe più cervellotiche della storia.

PS: Non alzatevi dal vostro posto prima della fine dei titoli di coda. Anche stavolta, le scenette post-crediti sono due, e l’ultima è anche la migliore.

Review

83%

Costumi
90%
Effetti speciali
90%
Storia
70%

About The Author

Luca Morandi è un designer e ha lavorato per anni nel mondo della pubblicità e dei grandi eventi. Nel 2007 si è avvicinato al cosplay, da subito in maniera professionale, ed è intervenuto a tutte le più importanti fiere italiane ottenendo riconoscimenti di pubblico e nei contest.

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