Select Page

X-Men: Apocalisse – la recensione

X-Men: Apocalisse – la recensione

Nell’era di Internet 2.0, delle anteprime che una volta erano per pochi carbonari iniziati e oggi vengono regalate a manciate a chiunque si prenda la briga di regalare un po’ di dati personali a una major, nell’era dei tweet inviati mentre si è ancora seduti al cinema e il film non è manco finito, ti alzi la mattina dopo aver visto X-Men: Apocalisse che è già tutto un fiorire di recensioni, pareri, impressioni e commenti a caldo.

E molti hanno già urlato subito al polpettone fatto tanto per spillare altri quattrini ai soliti quattro gonzi (di cui faccio parte)… ma vorrei vedere loro al posto della Fox, a ritrovarsi ben saldi tra le mani i diritti di sfruttamento di una delle flange più intriganti dell’intero Marvel Universe – nell’epoca in cui i film che fruttano più quattrini al botteghini (per non parlare dell’indotto legato al merchandising) sono proprio quelli sui supertizi con superpoteri. E, sì, dico a voi che girereste persino uno spinoff su zia May (ops, ci hanno già pensato).

Ma nonostante quello che possiate aver sentito in giro, per me le cose buone di questo film prevaricano, e di parecchio, quelle meno buone. Anzi, a dirla tutta, X-Men Apocalisse è, forse subito dopo First Class, il capitolo più riuscito dedicato a Wolvie e soci.

x-men-apocalisse-v8-26559-1280

Sia chiaro, la pappa è sempre la stessa: il mutante cattivo si alza la mattina e vuole distruggere tutto e tutti, e i mutanti buoni si fanno il culo per impedirlo.

Combattimenti, effetti speciali (piuttosto buoni, ma questi non sono mai mancati nei film di Singer), una spolverata di approfondimento psicologico tanto per fare finta di voler dire qualcosa di profondo, un po’ più di violenza esplicita che nei precedenti capitoli. La trama barcolla tra spostamenti geografici e temporali incerti, non c’è nessun dialogo memorabile e non ci sono particolari sequenze che brillano per fantasia o originalità (anche il nuovo “numero” di Quicksilver, per quanto resti uno dei momenti più spassosi di tutto il film, è una citazione plateale da Days Of Future Past).

Ma l’amore che ha Singer per i tipi col cromosoma X è tale che è sempre un piacere vedere come si sforzi di infondere vita, sostanza e continuità alla saga…  e per quanto si possa denigrarlo, è difficile negare che riesca a dare quel tono di autorialità e quel pizzico di consapevolezza in più rispetto le robe Marvel, riuscendo a fare la differenza (anche se di stretta misura) tra cinema e “televisione fatta con molti più soldi” (cit.).

Poi sia chiaro, X-Men: Apocalisse è e resta solo un film di supertizi che si menano, ma nel suo essere un film di supertizi ha una dignità non trascurabile.

Apocalisse non è che sia esattamente il villain più terribile del mondo (del resto, come può fare veramente paura uno con la faccia da vecchio zio anche se con addosso un’armatura egizia che pare ristilizzata da Gautier e coperto di cerone blu?), ma dentro un contesto corale, dove tutte le interazioni tra i (numerosi) personaggi funzionano sorprendentemente bene, ce se ne può anche dimenticare.

Apocalypse-carachters

Fassbender è in forma come sempre anche se forse interpreta il suo Magneto (come da copione, sempre in bilico tra follia, tragedia e ravvedimento) più svogliatamente che una volta… ma la scena delle uccisioni in Polonia è da applauso.

C’è Wolverine, cameo di lusso che da solo sarà costato un decimo di tutto il budget, e che in Fox hanno avuto l’intelligenza di non spoilerare a tutta randa come nel trailer di Batman v Superman.

Ci sono mille e mille rimandi e collegamenti che portano ai precedenti – o successivi, a seconda di come vogliate collocarli cronologicamente – film della saga, dandole coesione e coerenza (e non era affatto una roba semplice, considerati i casini fatti da Ratner col terzo capitolo).

Sul fronte dei costumi, sembrano definitivamente tramontati i tempi delle tutine da motociclista uguali per tutti: reminiscenze egizie per Magneto (quel casco proprio non mi va giù), derivazioni aeronautiche per gli X-Men buoni (ma occhio al giubbottino di Nightcrawler, che è lo stesso indossato da Micheal Jackson in Thriller) e sfoggio di ali metalliche (in CGI, naturalmente, i cosplayer dovranno andare di forex e perderci dietro dei mesi) per Angelo.

Il make-up è forse meno accurato del solito, e la Lawrence appare nuda e coperta di sola vernice blu solo per pochi minuti, mi spiace, maschietti.

Vi consolerete con Psylocke, la vera sex symbol del film.

About The Author

Luca Morandi è un designer e ha lavorato per anni nel mondo della pubblicità e dei grandi eventi. Nel 2007 si è avvicinato al cosplay, da subito in maniera professionale, ed è intervenuto a tutte le più importanti fiere italiane ottenendo riconoscimenti di pubblico e nei contest.

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Recent Videos

Loading...