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Suicide Squad – la recensione in anteprima

Suicide Squad – la recensione in anteprimaScore 84% Score 84%

Suicide Squad poster italianoSuicide Squad funziona.

E questo dovrebbe bastarvi, ma immagino non possa cavarmela così a buon mercato.
Se dovessi commentarlo in un paio di righe in più, oserei dire: ecco, un passo o due verso la formula (magica) dei Marvel Studios e guarda come cambiano le cose, in casa DC.
Anche se produttivamente molto vicini tra loro, Batman v Superman e Suicide Squad si pongono al pubblico in maniera sostanzialmente diversa, come se qualcuno, in qualche stanza ai piani alti, abbia deciso di dare ascolto alle voci (di popolo) che rimproveravano a DC un’eccessiva “pesantezza” (probabilmente non è il termine corretto, ma per ora passatemelo) nel trattare il suo (formidabile) parco personaggi, e abbia corretto il tiro in più punti e in più ambiti, arrivando a confezionare un film godibile, divertente, moderno, con il giusto numero di strizzate d’occhio (sia al fan di vecchia data che al nuovo pubblico composto di giovanissimi), un certo rapporto tra battute e azione e un certo tipo di estetica che, ne sono certo, darà letteralmente fuoco alle polveri ad intere legioni di cosplayer.
Il che, per inciso, è esattamente quello che fa Marvel Studios da anni, e, che piaccia o no, i risultati li porta a casa (nessuno sta parlando di grande cinema, sia chiaro…Suicide Squad è un prodotto, non di più). E, considerati i buoni ma tutt’altro che entusiasmanti risultati al botteghino di Batman v Superman, questa mossa arriva quanto mai opportuna nel piano di produzione della casa di Batman e soci, che con questo film, molto più corale, fracassone, colorato e rutilante rispetto i suoi soliti standard, si rimette pienamente in carreggiata.

Suicide Squad cast
Inutile dire che, al di là della storiella (talmente risibile e già vista che la si potrebbe scrivere su un tovagliolo di carta), la pellicola vive dei personaggi che mette in campo, un manipolo di delinquenti, schizzati, sociopatici, assassini e superdotati abilmente tratteggiati e saggiamente dosati per tutti i 120 minuti di Suicide Squad: ecco, se c’è una cosa che questo film non fa è annoiare.
Non ricorre a nessun particolare nuovo artificio narrativo, anzi in questo senso il suo svolgimento è addirittura classico, ma ad Ayer è bastato gestire bene lo straordinario materiale iconografico in termini di personaggi (e dei loro relativi background) per andare sul sicuro, e regalare al pubblico le versioni in carne ed ossa di Harley Quinn, di Deadshot, Killer Croc, Diablo e compagnia, più l’ennesima interpretazione del Joker (avendo comunque l’intelligenza di non concentrare il focus su di lui e relegandolo a una ventina di minuti scarsi di presenza sullo schermo).
Tutti hanno il loro spazio, tutti hanno le loro battute, tutti sono tridimensionali e credibili e assolutamente non interscambiabili tra loro.
Mantengono alla perfezione il loro rapporto tra le loro controparti fumettistiche e la loro natura in carne ed ossa, danno il loro apporto alla storia quando è il momento e poi si tirano indietro, subito prima di passare alla cassa.

Harley Quinn Suicide Squad
Azione? Ce n’è finché ne volete.
Effetti speciali? La giusta quantità, quella che ci si aspetterebbe (anche se un paio di animazioni digitali sulla figura della Regina le ho trovate un po’ a tirar via).
Ci sono un paio di sequenze assolutamente fantastiche e appartengono entrambe a quella deliziosa svitata di Harley Quinn (la sua entrata in scena nel penitenziario di massima sicurezza e il suo sogno di “normalità”), c’è Batman che fa ben più di una comparsata di lusso e c’è una colonna sonora che da sola sarà costata un quinto del budget in termini di diritti d’autore… e c’è persino la scenetta post-crediti, sì.
In altre parole, c’è tutto, ma proprio tutto quello che serve al pubblico medio di questo tipo di produzioni.
Se scegliete di non farvelo piacere, sono problemi vostri, ma allora potete anche smettere di andare a vedere Tony Stark e compagni, perché a questo giro DC gioca esattamente sullo stesso campo e con le stesse regole.
Buona visione.

Credibile

84%

Summary Un passo o due verso la formula (magica) dei Marvel Studios ed ecco come cambiano i risultati in casa DC...

Costumi
85%
Make Up
89%
Effetti speciali
78%

About The Author

Luca Morandi è un designer e ha lavorato per anni nel mondo della pubblicità e dei grandi eventi. Nel 2007 si è avvicinato al cosplay, da subito in maniera professionale, ed è intervenuto a tutte le più importanti fiere italiane ottenendo riconoscimenti di pubblico e nei contest.

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