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CCC: Carnevalata, Cosplay, Costuming

CCC: Carnevalata, Cosplay, Costuming

Si sente spesso dire che poco importa se non si è perfetti, come nel costuming, che il Cosplay debba essere innanzi tutto divertimento fine a se stesso.
È vero che si tratta di divertimento, ma non si può pretendere di gareggiare e vincere con costumi rafazzonati. Nessuno vieta di apportare modifiche o essere approssimativi e di divertirsi ugualmente ma si tratta di operazioni che vengono definite OOC (Out of Character, fuori/lontano dal personaggio, non canoniche e che rientrano nel fandom come le principesse Disney versione Star Wars o Steampunk).
I suggerimenti che vi diamo sono tutti volti a farvi ottenere il massimo dal vostro cosplay ed evitarvi quanto più possibile le delusioni.

Loki carnevalata, cosplay, costuming

Dalla carnevalata al costuming, passando per il normale cosplay. Quello a destra NON è Tom Hiddleston

Il concetto di cosplay sottende la volontà di rendere reale un personaggio immaginario e la fedeltà, sia fisica che caratteriale, è parte fondamentale di tutto il processo. Fedeltà che passa diverse sfumature, ciascuna delle quali assume un nome ben preciso: si parte dalla carnevalata, si attraversa il cosplay e si arriva al costuming.
Il termine Costuming è stato introdotto negli USA
, prendendo spunto dal termine già cinematografico/sartoriale con cui si indica la riproduzione fedele di abiti di un determinato periodo storico, per differenziare i costumi fatti bene da quelli arrangiati alla meglio, comunemente identificati con Cosplay. Oltreoceano, infatti, questa parola racchiude un folto sottobosco di interpretazioni.
In Italia abbiamo sempre distinto tra Carnevalata e Cosplay e stiamo introducendo solo ora il termine Costuming, con il medesimo significato originario. Abbiamo, quindi, una classificazione più puntuale delle diverse rese.

Carnevalata

leia carnevalata

Leia è una principessa, una spia, una guerriera, disposta a usare il suo corpo come strumento di distrazione (versione Slave): sono cose di cui tenere conto soprattutto nelle pose che devono essere serie, classy, mai osè. Da sinistra a destra osserviamo dei costumi “liberamente ispirati”:
1-al di là dell’aspetto fisico (che conta fino a un certo punto), un blaster di legno e un grembiule sopra una maglia fermato in vita da una cintura? 2-parrucca rosa shocking? tatuaggi? 3-dov’è il pezzo inferiore? e il piercing non è di troppo? 4-stivali neri (che vi ho detto a proposito delle scarpe?) e cintura che sembra più una cintura di castità?

Le carnevalate sono ciò che ogni vero cosplayer odia più di tutto in quanto sono la personificazione di come il mondo ‘normale’ vede ogni cosplayer: adulti con la sindrome di Peter Pan e ragazze esibizioniste, senza alcun rispetto per le opere originarie.
Il cosplay è, invece, pur nel divertimento, una passione che nasconde pazienza, attenzione, ricerca.
Le carnevalate sono costumi accroccati alla meglio, incompleti e lontani anni luce dall’idea di partenza, parrucche economiche, spelacchiate e dai colori fluo. Quando ci sono. Perché c’è chi pensa di poterne fare a meno.
La carnevalata, generalmente, prende anche il nome di Epic Fail (contro gli Epic Win di cosplay davvero ben fatti, che rasentano il costuming).
Un volto dipinto a metà, che simula i tratti di un personaggio noto (Hulk, Iron Man, etc), non è considerato nemmeno carnevalata ma vera e propria presa in giro. Quanto al bodypainting, si apre un capitolo a parte che affronteremo più avanti.

Cosplay

leia cosplay

Questi sono cosplay fatti bene: è chiaro qual è il personaggio interpretato, anche se privi di alcuni dettagli (il cappuccio) o con aggiunte non richieste (la fondina cosciale), con particolari modificati (i tagli sulla gonna per lasciare scoperte le gambe e gli stivali con gambale e tacco alti, non propriamente idonei a una principessa e ribelle; la maglia che andrebbe rimborsata e non aderente, così come le maniche dovrebbero essere a campana e non asciutte) o con poca cura per gli stessi (il blaster, la parrucca, il trucco eccessivo, la cintura) ma senza scadere nel Fail

I cosplay, invece, sono quei costumi che cercano seriamente di avvicinarsi all’immagine di partenza, con diversi gradi di fedeltà. Perchè ci sono Epic Fail anche con i costumi più semplici per rimediare ai quali basterebbe solo un pò di trucco o una parrucca (ricordate cosa dicevo sul cimentarsi con qualcosa alla propria portata, qui?).
Questi possono oscillare tra abiti:
– semplici, già confezionati, che però richiamano solo vagamente l’originale,
– arrangiati alla meglio ma che hanno tutte le intenzioni di riuscire a rispecchiare fedelmente nei dettagli il costume scelto,
– costumi già pronti (utilizzati anche per le carnevalate di cui sopra) ma indossati con consapevolezza e attenzione ai dettagli non inclusi nella confezione,
– costumi sartorialmente perfetti che colpiscono chi li osserva ma che differiscono nei dettagli dagli originali (per esigenze/gusto/disattenzione del cosplayer).

Ovviamente, i costumi tratti da opere che non siano film e telefilm e che, quindi, non hanno a che fare con corpi veri ed esigenze reali, appartengono a questa categoria anche nella loro migliore realizzazione. I disegni di riferimento stessi cambiano di sequenza in sequenza e le figure proposte spesso ignorano tridimensionalità e proporzionalità anatomiche reali e restano, per tanto, irraggiungibili anche nel migliore dei casi.
La riuscita del costume è tutta a carico del cosplayer che deve riuscire a conciliare le proporzioni delle immagini con quelle del proprio corpo e degli oggetti che lo correderanno.
Per questi motivi, oltreoceano il cosplay e la carnevalata sono variazioni sul tema dello stesso atteggiamento. D’altronde, come abbiamo visto, il confine tra fail e cosplay che poteva essere fatto meglio è davvero sottile.

Costuming

leia costuming

Qual è l’originale Carrie Fisher? (l’ultima a destra!). Nel costuming anche l’assoluta somiglianza fisica è fondamentale. Ma quel che più conta è che, finalmente, Leia indossa la semplice toga da senatrice, delle scarpe basse (è una guerriera, deve potersi muovere agevolmente) e un’acconciatura credibile.

Il costuming, infine, è l’esasperazione maniacale del cosplayer virtuoso che, davanti agli orrori dilaganti che pretendono di riscuotere successo, si impunta e studia minuziosamente il modello di partenza, non si accontenta di reperire materiali che si avvicinino a quelli cercati e rigetta l’etichetta di cosplayer.
In questo caso non c’è spazio all’interpretazione ma solo al tentativo di riproduzione puntuale. Di alcuni dettagli, addirittura, sono fornite le misure esatte e i materiali per evitare pasticci.
E’ in quest’ottica che lavorano i gruppi della Rebel Legion e della 501st: i loro costumi vengono sottoposti al vaglio direttamente della Lucas Art e approvati non come costumi personali ma come repliche fedeli dei costumi di scena. In qualche modo, assurgono al rango di repliche autorizzate di costumi originali.

About The Author

Cresciuta con la valigia in mano, in giro per il mondo, ama tutto ciò che è diverso e colorato. Deve la sua passione per fumetti, fantascienza e cultura pop ai suoi zii paterni. Di formazione scientifica, si è laureata in Filologia Romanza ed è approdata, successivamente, ad Architettura dove, nel corso di Design di Moda, si laurea con una tesi di Costume Design, argomento che approfondirà l'anno dopo alla Central Saint Martin di Londra. Precisa e pignola, mescola istintivamente le sue conoscenze ovunque debba applicarle: come scrittrice, insegnante e fashion accessory & costume designer. Il cosplay le permette di vivere storie come in un racconto e le fornisce il pretesto per affrontare complicati costumi, ricchi di dettagli.

3 Comments

  1. Ho apprezzato questo articolo, ma non condivido la scelta delle foto per gli esempi “cosplay” : la seconda e terza foto presentano ragazze con costumi di qualità, ma davvero troppo lontani dal personaggio reale. Cosa rende il costume con spacchi enormi ai lati, aderente e con stivali alti in pelle lucida “più cosplay” di quello aderente che sotto sembra un costume da bagno (messo tra le carnevalate)? Forse Avrei fatto una sezione a parte per l’enorme mondo, tra l’altro citato nel’articolo,delle “libere interpretazioni/fan art/OOC”. Forse, io personalmente avrei catalogato in:
    -“carnevalate” che hanno come requisito essenziale la scarsa qualità e il low cost, non necessariamente la scarsa dedizione, spesso con materiali scadenti o “di fortuna” si finisce per lavorare di più.
    – “OOC/fan art ecc..” vale a dire, libere interpretazioni del personaggio (comprese tutte le versioni scosciate, denudate, “sexyzzate” .
    – Cosplay
    – Costuming.
    Ci tenevo a dare la mia impressione e spero di non aver offeso nessuno facendolo, non solo l’autrice dell’articolo, ma anche chi pratica questa passione.

    Reply
    • Tranquilla!
      Almeno, io non mi sono offesa: sono tutte osservazioni ottime e pertinenti.

      L’articolo era nato per spiegare il termine “costuming” ma per fare ciò dovevo spiegare in cosa differiva dal cosplay normalmente inteso e, parlando di fedeltà, non potevo non parlare di quelli distanti anni luce dall’originale.

      Venendo alla tua domanda sulle foto: alcune erano davvero dubbie ma alla fine ho scelto di catalogare quella con gli stivali lucidi nella prima categoria unicamente per via del colore (e per la dimensione della cintura. Altrimenti sarebbe stato nella seconda categoria dove, come noti giustamente, la terza cosplayer ha -non idonei- tacchi vertiginosi e maniche aderenti: erano sul filo tutte e due).
      Ho anche specificato, credo l’avrai notato, che nella categoria (chiamiamola così) cosplay rientra un po’ tutto ciò che è abbastanza corretto ma che oscilla tra grosse imperfezioni/interpretazioni e la quasi fedeltà.

      L’altra cosa in programma al riguardo (come anche da te suggerito ma che per limiti di spazio non potevo affrontare in questa sede) era proprio il discorso delle OOC/fan art/ipersessualizzate: alimentando il fandom per vie traverse ho pensato fosse meglio dedicargli spazio proprio e cercare di spiegare le varie differenze.

      Come vedi i tagli da dare a un articolo sono molti a seconda di chi scrive e di quello che ha in testa.
      Spero di averti risposto in modo esauriente.
      E grazie ancora per il commento 🙂

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    • Dimenticavo… -_- la vecchiaia si fa sentire.
      La questione “scarsa dedizione/materiali scadenti […] si finisce per lavorare di più” è una questione assai spinosa. C’è chi sostiene di poter fare qualsiasi cosa arrangiandola alla meglio (in termini di materiali e di dedizione) e chi, non facendocela con i suoi soli mezzi, preferisce ricorrere ad aiuti esterni, impiegandoci molto più tempo.
      La ritengo una cosa estremamente personale, in cui non possiamo mettere il naso. L’unica cosa che possiamo fare, però, è valutare oggettivamente il risultato.
      Nessuno dice che un cosplayer che si presenta con un costume arrangiato non debba più presentarsi in fiera. Anzi! che migliori un pò alla volta, come in tutti gli hobby.
      Personalmente (e così mi sono sempre mossa) se non ho tempo/soldi per un cosplay riciclo uno di quelli che già ho e piano piano completo quello che ho in mente (o mi prendo con largo anticipo se è un progetto che coinvolge altre persone).
      Ci sta che un costume sia fatto male per chi è alle prime armi. Tutti siamo stati principianti e tutti ci siamo (o ci facciamo) aiutare.
      Inoltre, parlo sempre personalmente, volevo far capire ai lettori le varie sfumature del cosplay per sapere a cosa vanno incontro e avere le spalle larghe. C’è libertà in tutto ma vorrei evitare quanto più possibile di vedere cosplayer piangere per le critiche ricevute, specialmente se le stesse sono rivolte a ragazzi/e davvero bravi che si sottostimano un sacco e che arrivano da quelli che non ci mettono minimante impegno.
      E spero sempre che nessuno si offenda per questo

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