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CCC: Carnevalata, Cosplay, Costuming

CCC: Carnevalata, Cosplay, Costuming

Circa l'autore

Charlie Giangri

Cresciuta con la valigia in mano, in giro per il mondo, ama tutto ciò che è diverso e colorato. Deve la sua passione per fumetti, fantascienza e cultura pop ai suoi zii paterni. Di formazione scientifica, si è laureata in Filologia Romanza ed è approdata, successivamente, ad Architettura dove, nel corso di Design di Moda, si laurea con una tesi di Costume Design, argomento che approfondirà l'anno dopo alla Central Saint Martin di Londra. Precisa e pignola, mescola istintivamente le sue conoscenze ovunque debba applicarle: come scrittrice, insegnante e fashion accessory & costume designer. Il cosplay le permette di vivere storie come in un racconto e le fornisce il pretesto per affrontare complicati costumi, ricchi di dettagli.

3 Commenti

  1. Cinzia

    Ho apprezzato questo articolo, ma non condivido la scelta delle foto per gli esempi “cosplay” : la seconda e terza foto presentano ragazze con costumi di qualità, ma davvero troppo lontani dal personaggio reale. Cosa rende il costume con spacchi enormi ai lati, aderente e con stivali alti in pelle lucida “più cosplay” di quello aderente che sotto sembra un costume da bagno (messo tra le carnevalate)? Forse Avrei fatto una sezione a parte per l’enorme mondo, tra l’altro citato nel’articolo,delle “libere interpretazioni/fan art/OOC”. Forse, io personalmente avrei catalogato in:
    -“carnevalate” che hanno come requisito essenziale la scarsa qualità e il low cost, non necessariamente la scarsa dedizione, spesso con materiali scadenti o “di fortuna” si finisce per lavorare di più.
    – “OOC/fan art ecc..” vale a dire, libere interpretazioni del personaggio (comprese tutte le versioni scosciate, denudate, “sexyzzate” .
    – Cosplay
    – Costuming.
    Ci tenevo a dare la mia impressione e spero di non aver offeso nessuno facendolo, non solo l’autrice dell’articolo, ma anche chi pratica questa passione.

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    • Charlie Giangri

      Tranquilla!
      Almeno, io non mi sono offesa: sono tutte osservazioni ottime e pertinenti.

      L’articolo era nato per spiegare il termine “costuming” ma per fare ciò dovevo spiegare in cosa differiva dal cosplay normalmente inteso e, parlando di fedeltà, non potevo non parlare di quelli distanti anni luce dall’originale.

      Venendo alla tua domanda sulle foto: alcune erano davvero dubbie ma alla fine ho scelto di catalogare quella con gli stivali lucidi nella prima categoria unicamente per via del colore (e per la dimensione della cintura. Altrimenti sarebbe stato nella seconda categoria dove, come noti giustamente, la terza cosplayer ha -non idonei- tacchi vertiginosi e maniche aderenti: erano sul filo tutte e due).
      Ho anche specificato, credo l’avrai notato, che nella categoria (chiamiamola così) cosplay rientra un po’ tutto ciò che è abbastanza corretto ma che oscilla tra grosse imperfezioni/interpretazioni e la quasi fedeltà.

      L’altra cosa in programma al riguardo (come anche da te suggerito ma che per limiti di spazio non potevo affrontare in questa sede) era proprio il discorso delle OOC/fan art/ipersessualizzate: alimentando il fandom per vie traverse ho pensato fosse meglio dedicargli spazio proprio e cercare di spiegare le varie differenze.

      Come vedi i tagli da dare a un articolo sono molti a seconda di chi scrive e di quello che ha in testa.
      Spero di averti risposto in modo esauriente.
      E grazie ancora per il commento 🙂

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    • Charlie Giangri

      Dimenticavo… -_- la vecchiaia si fa sentire.
      La questione “scarsa dedizione/materiali scadenti […] si finisce per lavorare di più” è una questione assai spinosa. C’è chi sostiene di poter fare qualsiasi cosa arrangiandola alla meglio (in termini di materiali e di dedizione) e chi, non facendocela con i suoi soli mezzi, preferisce ricorrere ad aiuti esterni, impiegandoci molto più tempo.
      La ritengo una cosa estremamente personale, in cui non possiamo mettere il naso. L’unica cosa che possiamo fare, però, è valutare oggettivamente il risultato.
      Nessuno dice che un cosplayer che si presenta con un costume arrangiato non debba più presentarsi in fiera. Anzi! che migliori un pò alla volta, come in tutti gli hobby.
      Personalmente (e così mi sono sempre mossa) se non ho tempo/soldi per un cosplay riciclo uno di quelli che già ho e piano piano completo quello che ho in mente (o mi prendo con largo anticipo se è un progetto che coinvolge altre persone).
      Ci sta che un costume sia fatto male per chi è alle prime armi. Tutti siamo stati principianti e tutti ci siamo (o ci facciamo) aiutare.
      Inoltre, parlo sempre personalmente, volevo far capire ai lettori le varie sfumature del cosplay per sapere a cosa vanno incontro e avere le spalle larghe. C’è libertà in tutto ma vorrei evitare quanto più possibile di vedere cosplayer piangere per le critiche ricevute, specialmente se le stesse sono rivolte a ragazzi/e davvero bravi che si sottostimano un sacco e che arrivano da quelli che non ci mettono minimante impegno.
      E spero sempre che nessuno si offenda per questo

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