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Il ruolo del costumista: Costume Designer VS Fashion Designer (parte 2)

Il ruolo del costumista: Costume Designer VS Fashion Designer (parte 2)

Quanti Outfit!

Il costume designer deve preparare un numero adeguato di capi per rispondere alle diverse esigenze e che siano:
identici in base alle diverse scene, in modo da avere sempre un completo pulito pronto all’uso,
identici a quello di base ma con i dovuti segni di sporcizia/usura/macchie/strappi etc… ovviamente organizzati in ordine cronologico. Anche in questo caso bisogna sempre prevedere almeno un cambio. Strappati o sporcati di proposito, i capi devono comunque essere puliti dopo una giornata di riprese.
outfit simili/identici agli originali per gli stuntman. Ovviamente deve trattarsi di un numero adeguato di capi integri come di capi usurati, per averne sempre uno pulito pronto all’uso.

Il costumista, inoltre, deve provvedere a vestire tutte le comparse che non si vestono con le cose di casa come se fosse una festa a tema.
Sono pochi i casi in cui un attore tiene qualcosa di suo sul set. Chiunque compaia nel film deve rispecchiare l’idea che il costumista ha di una classe sociale, di un periodo storico o di un trend.

Robert D.J. ha imposto alla costumista i suoi Von Zipper a scacchi rossi e neri in Iron Man 2

Costumista VS Stilista

Uno stilista, abituato a tutt’un altro genere di ritmo e scaletta, non può seguire di punto in bianco tutto questo processo.
Un fashion designer alle prese con i costumi deve continuare, nel contempo, a produrre le sue quattro collezioni annuali. Se segue più di una linea, le collezioni si moltiplicano.
Può, però, collaborare.
Talvolta capita che il suo nome eclissi quello già inspiegabilmente invisibile, del costumista (vedi il caso del Cigno Nero).

Alexander McQueen, Nicholas K, Tex Saverio, Juun J. Sono solo alcuni dei nomi dei fashion designer i cui guardaroba sono stati saccheggiati per realizzare i costumi della saga

Per vestire tutto il cast, il costumista procede in 3 modi diversi a seconda della necessità:
i capi vengono confezionati appositamente. Questo vale per i personaggi principali e sicuramente per i film i cui capi sono molto particolari (film supereroistici, fantascientifici, fantasy o in costume). Il motivo è ovvio: certe cose non si trovano in negozio;
i capi vengono comprati per rendere il film il più attuale possibile e rispecchiare la realtà odierna (e non quella di 10 anni fa).
In realtà, la moda è già sorpassata quando arriva in negozio, visto che viene consumata con gli occhi nel passaggio sfilata-magazine-vetrina che dura un intero anno. È ancora più vecchia se si tiene conto anche del tempo passato dall’idea alla progettazione alla realizzazione. A questo aggiungete i tempi di realizzazione di una pellicola…

Esempio pratico di riuso di accessori. Da America Ferrera in Ugly Betty (2006-2010) a Natalie Portman ne L’altra donna del re (The Other Boleyn Girl, 2008).

i capi preesistenti vengono manipolati. Ci sono, sparsi per il mondo, magazzini pieni zeppi di costumi pronti a essere adattati, allargati/ristretti, allungati/accorciati, tinti, smontati etc. Generalmente vengono semplicemente riutilizzati anche se hanno una foggia fuori moda, magari sulle comparse che devono solo riempire la scena in lontananza.
Quelli più caratteristici e famosi, facilmente riconoscibili anche dalla persona più digiuna di cinema, sono considerati pezzi da museo.

A destra una scena del film Brazil. A sinistra l’italianissima Elsa Schiaparelli, rivale di una più famosa Chanel e amica di avanguardisti come Dalì e Duchamp. Lady Gaga, coi suoi telefoni in testa, non si è inventata nulla…

L’elenco di questo tipo di operazioni è lungo e affonda nell’alba della cinematografia.
Tra i casi più noti di collaborazione possiamo ricordare Paco Rabanne per Barbarella (1968).
Tra quelli di riuso, il più iconico resta l’uso del cappello-scarpa di Schiap nel film Brazil.  Dal 1937 a l 1985.
E’ quindi del tutto inutile scandalizzarsi per l’uso di materiale preesistente da parte dei costumisti.
Inoltre, nel già citato film di Harry Potter l’abito del designer McQueen non è l’unico imprestito dalla moda.
Un esempio emblematico è rappresentato dalla “pluricamicia” di Viktor&Rolf che, uscita sulle passerelle l’autunno 2003, venne riproposta nel film, uscito nell’autunno del 2010.
Passano gli anni ed esce Hunger Games, in buona parte sviluppato anch’esso con gli abiti appartenenti a diverse collezioni di Alexander Mc Queen oltre che di numerosi altri designer emergenti.

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About The Author

Cresciuta con la valigia in mano, in giro per il mondo, ama tutto ciò che è diverso e colorato. Deve la sua passione per fumetti, fantascienza e cultura pop ai suoi zii paterni. Di formazione scientifica, si è laureata in Filologia Romanza ed è approdata, successivamente, ad Architettura dove, nel corso di Design di Moda, si laurea con una tesi di Costume Design, argomento che approfondirà l'anno dopo alla Central Saint Martin di Londra. Precisa e pignola, mescola istintivamente le sue conoscenze ovunque debba applicarle: come scrittrice, insegnante e fashion accessory & costume designer. Il cosplay le permette di vivere storie come in un racconto e le fornisce il pretesto per affrontare complicati costumi, ricchi di dettagli.

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