L’ABC del cosplayer: i personaggi di colore (parte 1)
Parlare di razze, etnie o di semplice colore della pelle, è un argomento spinoso per chiunque e in qualunque contesto: usare un termine come razza, pregno di ideologia politica, non è considerato politically correct. Tuttavia, usare termini antropologico/scientifici risulta pedante e noioso. Generalmente si tende, quindi, a evitare l’argomento o a ricorrere ad assurdi panegirici che possono culminare con uscite infelici quanto l’abbronzato di Berlusconi.
Tuttavia, nel cosplay, il colore della pelle (naturale o artificiale che sia) è uno dei punti fondamentali per la riuscita di un costume tanto quanto lo sono i capelli e, in misura minore, gli occhi (solo perché in pochi si avvicinano al punto da riuscire a notarli).
Cosplay Hub si limita, quindi, a un discorso introduttivo su colori e tratti naturali della pelle.
Il colore scuro della pelle è uno dei primi e indubbi punti a sfavore per molti cosplayer, che vedono il loro ventaglio di scelta molto ridotto in quanto il cosplay è la ricerca della maggior fedeltà possibile al personaggio di partenza. Uno dei principali obiettivi, oltre al mero divertimento, consiste nel riuscire a suscitare negli spettatori l’impressione di trovarsi al cospetto del personaggio diventato realtà.
Diversamente si parla di Carnevalata (nel caso non ve ne freghi nulla di essere aderenti all’immagine data e lo fate tanto per fare) o di versione Original/Alternativa (se apportate modifiche sostanziali al personaggio base).

Le opere delle Clamp sono ricche di figure duali, dove il protagonista è caratterizzato dai classici occhi grandi dei manga mentre il suo doppio “malvagio” è rappresentato con gli occhi socchiusi e quindi più piccoli
L’origine culturale: perché ci sono pochi personaggi di colore?
Il più delle volte, le opere a cui guardano i cosplayer sono disegnate per una società a maggioranza europoide (ecco il tecnicismo!) e per questo spesso tacciate di razzismo. Le maggiori opere pop, infatti, vengono dal mondo:
- nord americano e destinate a un pubblico WASP (White Anglo Saxson People, ovvero Gente Bianca Anglo Sassone);
- nipponico;
- europeo ma, a parte pochi classici d’autore, fortemente influenzati dai primi due.
Il disegno manga, come noto a tutti, tende a dare tratti somatici Europoidi ai suoi personaggi.
L’occhio grande, aperto, è solitamente caratteristica degli eroi, l’occhio più schiacciato, allungato e chiuso dei villain. Gli occhi, specchio dell’anima, sono una caratteristica fisica che riconduce a una qualità morale, su cui torneremo più avanti.
Occhio aperto = straniero = bello = buono
Occhio chiuso = nipponico = brutto = cattivo.
Va ricordato che l’unico tentativo di uscire dal coro fu azzardato dalla Milstone Media. Fu criticata da compagnie indipendenti nere per lavorare per una delle “due grandi” dei fumetti, la bianca – e conservatrice – DC comics che l’avrebbe, tra l’altro, usata per screditare le stesse. La Milstone voleva creare una testata incentrata sugli afroamericani (quindi in qualche modo meticci, non provenienti dalla cosiddetta Africa Nera) ma il tentativo fu un fiasco, segno che la comunità stessa non era interessata a sostenere l’innovazione.
Curiosità
Parlando di razzismo, il film di Spawn del ’97 dovette introdurre almeno un bianco per evitare che si parlasse di razzismo al contrario.

Knightmage è tra i migliori cosplayer, qui nei panni di Spawn
