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L’ABC del cosplayer: i personaggi di colore (parte 2)

L’ABC del cosplayer: i personaggi di colore (parte 2)

Classificazioni e confusioni etnico-antropologiche

Come ogni classificazione, i bordi sono sempre sfumati e ogni tipologia umana presenta tratti somatici comuni alle altre: il naso basso e piatto è tipico sia delle popolazioni negroidi che di quelle mongoloidi.
Come a Indovina Chi? è l’insieme dei dettagli che porta a un gruppo piuttosto che a un altro.
Ma cosa sono le tipologie umane? vediamole rapidamente per evitare facili fraintendimenti e capire da dove nasce la tripartizione di bianchi/neri/gialli.

Miles Morales, l'Ultimate Spiderman, è figlio di un afro americano e di una portoricana. Per evitare confusione, è stata considerata la parte nera del Porto Rico, non quella bianca (anche J.Lo è di origini portoricane)

Miles Morales, l’Ultimate Spiderman, è figlio di un afro americano e di una portoricana ma ha tratti spiccatamente negroidi. Stranamente, i creoli di New Orleans, che pure sono egualmente “sanguemisto”, non vengono sempre rappresentati allo stesso modo.

Tipologia Europoide

Non dobbiamo dimenticare che i bianchi, maggiori produttori delle opere di cui parliamo, vivono lontani dalle popolazioni che escludono. Per gli americani, vicino e medio oriente sono la stessa cosa, al punto che il personaggio di Aladin, oltremare, è considerato nero (!). I giapponesi, invece, vivono in un’isola e sono stati per lungo tempo esclusi dal confronto con l’altro.
Per fare un esempio pratico, i costumi e l’ambientazione de “I giorni della sposa” (Otoyomegatari, foto di copertina) possono far pensare al nordafrica. Invece, il manga di Kaoru Mori, è ambientato presso il mar Caspio, nel vicino oriente settentrionale, lungo la Via della Seta.
Già nel gruppo Europoide, le persone dai tratti nordafricani e mediterranei, pure appartenenti alla stessa tipologia umana, vengono escluse dai canoni di bellezza “bianca” (mi viene da dire, quasi ariana, n.d.r.) dei media come del linguaggio popolare e raggruppate a parte.

lele-drew cosplay

Il poliedrico Lele Drew è un ottimo esempio di come un mediteraneo possa giocare sulla confusione etnica e diventare facilmente un afroamericano, un arabo e chiunque altro nella tipologia Europoide.

Nordafricani e mediterranei costituiscono una componente cospicua dei popoli di Spagna, Grecia, Italia e Francia ma vengono generalmente rappresentati come arabi o ispanici. Queste categorie vengono poi spesso confuse tra loro e classificate erroneamente come africani. Dalla totale esclusione e alla confusione con la tipologia Negroide, il passo è breve ma mai completo: nordafricani e ispanici sembrano rappresentare una quarta tipologia jolly, ora autonoma, ora inglobata da questa o da quell’altra.
In quanto non “puramente bianchi”, queste persone possono scivolare più facilmente da un contesto “bianco” a uno “nero”: difficilmente un norvegese riuscirebbe a spacciarsi per indiano e viceversa.
Tuttavia, appartenendo sempre al gruppo europoide, sarà comunque più facile trasformarsi in un personaggio di origini Russe che Etiopi.

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Un esempio di sovrapposizione etnica è la cilena Cote de Pablo che interpreta l’israeliana Ziva David. Lo stesso non si può dire per Kunal Nayyar, l’attore britannico di origini indiane noto al grande pubblico per essere Raj Koothrappali, che qui veste malamente il cosplay del biondissimo Acquaman

Tipologia Negroide

Entrando più nello specifico, nel novero dei “neri neri”, rientra tutta l’etnia negroide (o negride o congoide) nelle sue molte sfaccettature, dall’Africa Sub Sahariana all’Oceania, nonostante le notevoli variazioni al suo interno.
Nell’immaginario collettivo non c’è alcuna distinzione tra persone provenienti dal Kenya, dal Congo o dall’Algeria.

Tipologia Mongoloide

Infine, torniamo ai giapponesi con la tipologia mongoloide (che deriva il nome dalla stirpe di Gengis Khan), che prende il nome dalla stessa popolazione asiatica, e che compresi gli amerindi (durante la glaciazione gli uomini preistorici attraversarono lo stretto di Bering) e gli oceaniani.

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I film spesso contribuiscono a trarci in inganno. In questa panoramica vediamo dei “credibilissimi” Gengis Khan con gli occhi azzurri (Jhon Wayne), sergente afroamericano Osiris (Robert DJ colorato alla meglio in Tropic Thunder), la cinese Wei Ling (interpretata dalla svedese Anita Ekberg in Oceano rosso). Il giapponese Sakini di Marlon Brando in La casa da tè alla luna d’agosto, anche grazie a delle protesi, è il più credibile tra i VIP che si siano mai cimentati nei panni di etnie troppo diverse dalla propria.

Il ruolo e la scelta

I personaggi di colore sono sicuramente inferiori in quantità rispetto a quelli bianchi o giapponesi. Nelle rappresentazioni grafiche prendono spesso tratti innaturalmente caucasici (nord europei, non mediterranei!).
Ad ogni modo, non bisogna certo avvilirsi. Ognuno ha le sue difficoltà nel tentativo di trasportare alla realtà il suo personaggio: chi non è in grado di realizzare il costume, chi è fuori forma (sia in eccesso che in difetto, ma anche se è nella norma e il personaggio richiede un particolare tipo di fisico) o chi, semplicemente, non si sente a proprio agio nei panni scelti.
Il personaggio di colore spesso non incarna il ruolo dell’eroe o dell’eroina ma ha sempre un posto di notevole rilevanza e carisma.
E se ne trova almeno uno per ogni opera, proprio per quanto spiegato nella prima parte.

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Sia Halle Berry (di origini anglotedesche e afroamericane) sia Alexandra Shipp (madre caucasica e padre afroamericano) sono troppo chiare per interpretare Tempesta, che origina dall’Africa centrale (anche se nella Shipp esalta il contrasto pelle/capelli). La Tempesta del fumetto è troppo scura per essere realmente spacciata per egiziana. Al pubblico occidentale, ignorante e menefreghista, tutto questo non interessa: non è bianca e tanto basta. Che lo sia troppo o troppo poco, sono sottigliezze (!)

Troppo spesso questi personaggi vengono interpretati da persone bianche come il latte che, anche con quintali di autoabbronzante, non riescono a rendere la loro pelle del giusto incarnato uniforme.
Il cosplayer mira a raggiungere la maggior fedeltà visiva possibile: inutile nascondersi che il colore della pelle rappresenta un grosso ostacolo, qualunque essa sia. Il bodypainting risulta piatto e finto e va bene solo per i colori più innaturali.
Il nostro è un invito, rivolto a chi parte avvantaggiato, di cimentarsi con questo tipo di personaggio perché il risultato sarebbe sicuramente fenomenale.

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Recentemente, la cosplayer tedesca Kou è stata attaccata per il suo cosplay, considerato razzista (il primo a sinistra della serie di tre, qua sopra). Kou ha al suo attivo diversi personaggi (uomini e demoni compresi). La sua non è una presa in giro, non è razzismo. E’ un tributo a un personaggio amato. Come tutti i suoi cosplay.

Cosplay e Razzismo

Ciò non vuol dire che una persona poco abbronzata non possa cimentarsi nell’impresa e raggiungere comunque un ottimo livello di fedeltà: come sempre, basta saper giocare bene con gli effetti ottici/cromatici del make-up e si può diventare chiunque.
Solo gli sciocchi criticano questi cosplayer, additandoli come razzisti. Si tratta proprio del contrario: la stima è tale da cercare di camuffare i propri lineamenti e colori per assumere quelli di un’altra etnia (basta pensare alla quantità di cosplay tratti da anime e manga… giapponesi!), terrestre o aliena che sia. Esattamente come avviene per Crossplay e Genderplay.
Razzista è colui che si pittura alla meglio col solo scopo di deridere.

 

About The Author

Cresciuta con la valigia in mano, in giro per il mondo, ama tutto ciò che è diverso e colorato. Deve la sua passione per fumetti, fantascienza e cultura pop ai suoi zii paterni. Di formazione scientifica, si è laureata in Filologia Romanza ed è approdata, successivamente, ad Architettura dove, nel corso di Design di Moda, si laurea con una tesi di Costume Design, argomento che approfondirà l'anno dopo alla Central Saint Martin di Londra. Precisa e pignola, mescola istintivamente le sue conoscenze ovunque debba applicarle: come scrittrice, insegnante e fashion accessory & costume designer. Il cosplay le permette di vivere storie come in un racconto e le fornisce il pretesto per affrontare complicati costumi, ricchi di dettagli.

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